AGORA SKIDROW: Danse Macabre

Non posso ancora credere a ciò che ho visto e vissuto questa notte. Sento ancora l’adrenalina in circolo e non riesco a smettere di guardarmi intorno. Non so ancora se è stato un brutto sogno o forse è accaduto realmente e non mi rimane altro che il ricordo appannato di quello che è successo. So soltanto che ho rischiato, e non poco. Per la prima volta in vita mia ho provato la paura, la vera paura. Una paura che probabilmente la maggior parte di voi non ha mai provato: la paura di morire. Tutto è cominciato con l’invito di una mia ex di Zechin a un party animato dal famoso Narbash, proprio al centro della foresta di Legacy, dove si sta tenendo il Paragon.

Già in mostruoso ritardo, per non perdere altro tempo, decido di non utilizzare l’ingresso principale situato dall’altra parte della città, e di addentrarmi nella foresta da solo e raggiungere la location a piedi. In fondo non è un posto totalmente sconosciuto: da piccolo ho passato interi pomeriggi a giocare con gli amici in quel bosco. Dovrei guadagnare un’oretta così facendo; quindi senza indugio parcheggio l’auto a bordo di una piccola stradina che costeggia l’arena, e comincio a camminare addentrandomi nell’oscurità della selva.

Dopo un po’ che continuo a camminare a vuoto: “E ora dove diavolo sono finito? Mi sa che mi sono perso dannazione!”

Mi guardo intorno ma è troppo buio per capire dove sono. La natura è tutta uguale.

Ma chi diavolo me l’ha fatto fare. Non potevo paccarla…

All’improvviso sento in lontananza uno strano ritmo tribale, e una debolissima voce. Tendo le orecchie per capire da dove proviene. Noto una piccola radura luminosa completamente circondata da rovi fitti attraverso i quali s’intravede un falò. La voce si fa sempre più profonda e insinuosa.

M’avvicino lentamente. Il ritmo diventa più incalzante e trascinante.

Che diamine… una donna, almeno sembra una donna, seduta davanti al fuoco sta pronunciando parole incomprensibili a un ritmo molto sostenuto. Non ci sono altre persone, e non capisco da dove provenga la musica, ma mi sento circondato dal suono profondo e sibillino della sua voce e da un isterico suono di tamburi.

La donna ha il corpo completamente coperto da una chiara pittura che contrasta con l’oscurità della notte. Sembra uno scheletro danzante. È veramente inquietante. Indossa un bustino fatto d’ossa, almeno sembra un bustino, perché da quello che riesco a vedere le sembra incastonato nel corpo, come il capricapo che indossa: una sorta di casco con corna caprine perfettamente aderente alla testa. Da una sorta di tasca a forma di mano ossuta, che pare aprirsi autonomamente, sfila una bambolina pezza, e se la porta al petto; poi si alza improvvisamente e comincia a danzare intorno al fuoco. I movimenti sono spezzati, innaturali, ma perfettamente in sintonia con il ritmo. La sua voce è nel mio cervello.

Non capisco cosa sta dicendo ma sento una strana voglia di avvicinarmi, un desiderio mai provato prima, uno più potente e arcano dell’eros. Non riesco a distogliere lo sguardo. Sento sempre meno il mio corpo, come se una forza mi stesse spingendo proprio da lei. Provo a voltarmi ma niente, qualcosa mi costringe. Sono circondato da quella voce… e poi quel ritmo. Ancora qualche passo e mi vedrà.

Una voce molto profonda e roca dietro di me: “Ehi, ragazzo…”

Non riesco a parlare. Sto facendo una fatica immane anche nel solo tentativo di emettere.

Qualcosa di possente s’avvicina da dietro e con la coda dell’occhio vedo un’enorme creatura verdastra, sembra il mostro della laguna, che mi pianta un sorriso a 84 denti!

Il gigante s’accorge che c’è qualcosa che non va, e alzando il capo oltre i rovi osserva quella dannata donna danzante immersa quasi nel fuoco del falò. Si volta verso di me e dice: ”Vieni, non stare qui. È pericoloso”.

Non riesco proprio a muovermi, come se non controllassi il mio corpo. Quel ritmo e quella voce insidiosa sono ancora troppo forti e mi stanno stordendo a morte.

Il gigante si volta e capisce che sono in difficoltà allora s’avvicina e mi tira su in braccio come se fossi un bambino. Ci allontaniamo di un bel po’ per poi posarmi al suolo con una delicatezza e un garbo mai visto prima.

“Devi stare attento. Quando senti il canto di una Norgudd, scappa! È un ritmo talmente incalzante e trascinante che ti avrebbe portato direttamente da lei, e poi…”

Il gigante strabuzza gli occhi con aria preoccupata. È quasi comica la sua preoccupazione considerata la sua stazza.

“Va beh, ormai sei lontano. Ma mi spieghi che ci fai qui tutto solo?”

Ancora parzialmente stordito da quella voce sbiascico:

“Ero stato invitato da una mia amica all’evento che tiene Narbash nella foresta, ma ho fatto tardi e stavo cercando di raggiungere la location solo. Il gruppo è già lí”.

La titanica creatura annuendo mi fa: “Ah ora capisco… è molto pericolosa la giungla di Agora. Pensa se non fossi passato io, o se ancor peggio fossi incappato nella bestia!”

“La bestia?”

“Non conosci la bestia?”

“Hum, no…”

“Forse voi lo chiamate Khaimera”.

Un velo di paura mi cala immediatamente sul volto e un brivido mi corre rapido lungo la schiena.

Il colosso annuisce.

“Ma che maleducato! Non mi sono ancora presentato, piacere mi chiamo Rampage”.

Il gigante mi porge con eleganza la zampa. 

Gliela stringo: il contatto con la sua pelle è strano, sembra una creatura di origine rettile. È viscida e dura allo stesso tempo, ma la stretta della possente zampa è delicata.

“Piacere lex… ma chi era quella vicino al falò?”

Rampage scosta il capo cercando di captare dei suoni provenienti dalla direzione del falò.

“Ok, sei al sicuro qui. Dicevi scusa?”

“Dicevo, chi è la donna che stava danzando?”

“Quella lex, non è una donna. È Una Norgudd”.

“Una Norgudd? Cos’è una Norgudd?”

“Una Norgudd è…”

Il gigante si gratta il mento bitorzoluto alzando la testa verso l’alto: “Credo che possa essere definita come…”; poi si cruccia in un’espressione molto contemplativa che, non neghiamolo, è talmente buffo che stento a fatica a trattenere il sorriso, e finalmente esordisce con: “Ehm… una sorta di strega, si! Una strega woodoo per la tua cultura. Ma come mai sorridi? Ti sembrano cose sulle quali scherzare?”

“No, no, anzi… ma da dove viene?”

“Zechin! Norgudd è una tribù di Zechin. Conosci Zechin?”

Annuisco col capo e il gigante sorride.

“Anche io sono di Zechin, e piú precisamente della foresta sommersa!”

“La foresta sommersa?”.

“Già. Così la chiamiamo noi… qui ad Agora credo sia conosciuta come Bathuu”.

“Ah, Bathuu! Si, si. La conosco!”.

Rampage sfoggia un buffo sorriso fiero.

“E mi dicevi che questa Norgudd viene dalla tua stessa terra?”

“Si, o meglio, non proprio. Anche la sua tribù è di Zechin, ma loro vivono in simbiosi con un’altra tribù, I Nimmrudd, nella foresta Amyyrn”.

“I Nimmrudd?”, gli pianto una faccia confusa.

“Non conosci la leggenda dello Stagno Antico?”

Nego col capo abbozzando un’espressione d’inconscia ignoranza.

“Non sapete proprio niente voi di Agora…”

Alzo le spalle guardandolo con imbarazzo.

“Non preoccuparti, ti racconto tutti io. Sai, a me piace raccontare storie. Sono talmente bravo a raccontare storie che spesso faccio addormentare i miei ascoltatori”.

Sorrido e lo fisso dritto in quegli occhi verdi profondissimi e grandi quanto un mio pugno.

“Devi sapere che su Zechin, nella foresta Amyyrn, vivono da tempo immemore due tribù: I Nimmrudd, pacifici esseri silvani, capaci di controllare l’energia e gli spiriti della flora, e…”

Lo interrompo con stupore: “Capaci di controllare gli spiriti della flora?”

“Si, sono in grado di evocare gli spiriti delle piante e piegarli alla loro volontà. Se stai seguendo il paragon dovresti averne vista una. Sai cos’è il paragon almeno?”

Annuisco col capo e il gigante sorride.

“Bene, almeno questo. Hai presente quella Nacka che partecipa? Fey è il suo nome”.

“Nacka?”.

Ammetto che comincio a essere confuso.

Rampage sbuffando leggermente continua: “Nacka semplicemente vuol dire giovane nella lingua Nimrudd”. 

“Quindi Fey è una Nimrudd?”

Mi fa con tono ironico: “Vedo che sei sveglio!”.

Gli abbozzo un sorriso d’assenso.

“Si, Fey è una Nimmrudd; e loro controllano la flora dell’ecosistema di Zechin”.

“E l’altra tribù?”.

Il volto di Rampage si contrae in una smorfia di stizza: “Se non mi avessi interrotto, t’avrei spiegato tutto, e non avresti avuto il bisogno di farmi mille domande!”

Rampage sbuffando si guarda intorno, afferra un masso enorme, grosso almeno come il vagone di un treno, e lo scaglia lontanissimo verso il cielo; poi sospira profondamente con gli occhi chiusi: “Scusami, devo imparare a controllarmi. Non mi piace quando m’interrompono. Specialmente quando racconto storie. Ma ancor di più quando faccio campeggio, come ora. Ma sei fortunato, oggi sono di buon umore!”.

Il gigante mi mostra con un sorriso la sua numerosissima dentatura.

A capo chino dico: “Scusa, non volevo…”,

Rampage nega col capo: “Lascia stare. Allora ti dicevo prima che m’interrompessi: una tribù è costituita dai guardiani della flora, i Nimmrudd, e l’altra è composta da spiriti irrequieti che capaci di controllare la fauna della foresta, e questi sono I Norgudd”.

“Quindi quella creatura di prima vicino al falò è una Norgudd?”

“Esattamente. Morigesh è il suo nome. Ed è una delle più potenti ed assetate di potere Norgudd che Zechin abbia mai visto”.

“Morigesh?! Quindi è lei!”

“Già la conoscevi?”

“No, no. Semplicemente la sua fama la precede. Ho sentito dire in giro, mentre bazzicavo intorno al porto, che sia venuta su Agora per uccidere qualcuno, ma nessuno sa chi”.

“Vuoi sapere perché Morigesh è qui?”

Annuisco col capo.

“Se mi avessi fatto finire di raccontare lo sapresti già”. 

Rampage sbuffa nuovamente: “Allora, proprio al centro della foresta Amyyrn, giace lo Stagno Antico: fonte inesauribile di conoscenza dalla quale I Nimmrudd traggono il loro potere, e di cui ne sono eternamente custodi. Il mito narra che la fonte sia originata dal capo reciso del primo della mia specie, il più saggio, il Veggente. I Norgudd, come Morigesh, custodi del potere della fauna, in una sorta di guerra per il dominio totale delle forze che regolano la foresta, cercano ormai da secoli di attingere a questa fonte antichissima per poter ottenere anche il potere della flora; ma fino ad ora non ci sono ancora riusciti”.

“Quindi, se non ho capito male, mi stai dicendo che Morigesh è venuta su Agora e sta partecipando al Paragon per uccidere Fey e poter accedere allo Stagno Antico?”

Rampage abbozza un sorriso: “Beh, ragazzo ti facevo più fesso. Effettivamente sai fare due più due”.

“No, aspetta. Ma perché proprio Fey? Non siamo su Zechin?”

Rampage: “Chiedo venia. Qui non mi sono espresso bene io. Fey, era la più curiosa di tutte le Nacka, e fu nominata guardiana suprema. Inoltre I Norgudd e Nimmrudd non sono più in conflitto al giorno d’oggi”.

“Ah no?”

“No”.

“Come mai?”

“Beh, la ragione è pazzesca, e riguarda un personaggio a te molto noto”.

“Ah si?”

“Si, si”.

“Conosci Narbash, vero?”

“Certo, sarei dovuto andare proprio a una festa animata da lui”.

Rampage sorride di gusto.

“Quella creatura è incredibile: almeno seicento persone credono di essere il suo miglior amico, e potrebbero avere ragione tutte!”

Rampage scoppia una leggera risata poi continua: “Comunque per tornare a noi, Narbash, non chiedermi come, durante un aspro conflitto, che già durava da settimane, tra Nimmrudd e Norgudd, riuscì a riappacificare le due tribù  e trasformò la battaglia in una gara di ballo grazie al suono dei suoi tamburi”.

“Pazzesco!”

“Già, puoi ben dirlo lex… pazzesco! E pensa che Narbash è stato l’unico essere che storia ricordi, a donare qualcosa a una Norgudd”.

“In che senso?”

Le Norgudd, non sono proprio creature affabili. Non festeggiano mai, non ridono mai. Sono un po’… non saprei come definirli”.

“Ma sono cattivi?”

“No! Assolutamente”.

“I Nimmrudd e I Norgudd, non sono cattivi e buoni. Non c’è male e bene su Zechin. La natura è così composta, punto. La dicotomia tra il bene e il male è un punto di vista tutto vostro, tutto umano. Su Zechin esiste solo la natura; ed essa è composta da forze eterogenee senza etica. Non si possono definire, perché esse sono energie originate ancor prima del pensiero e del verbo”.

“Credo di cominciare a capire”.

Rampage annuisce con un’aria molto saggia.

“Posso farti un’ultima domanda? Poi prometto di lasciarti al tuo campeggio”.

Il gigante con aria compiaciuta mi guarda tendendo quello che pare essere un orecchio (in realtà è un cratere enorme a lato del capo!).

“Ho notato prima che la Norgudd aveva una bambolina accanto a sé. A cosa serve?”

Rampage si fa molto serio in volto”.

“Non ti ha toccato, vero?”

Nego col capo.

“Non hai perso niente, o non ti ha sottratto niente?”

“No, credo proprio di no. Non credo mi abbia neppure visto”.

“Fidati, non ha bisogno di averti davanti per percepirti”.

“Quindi dici che mi ha visto? Ma come?”

“Gli insetti sono i suoi sensi! il suo sistema percettivo è la natura. Tutta la fauna che ci circonda sono I suoi occhi e le sue orecchie. Capisci? È ovunque”.

La preoccupazione mi si stampa in faccia.

“Sei assolutamente sicuro che nulla ti abbia toccato? Nessun insetto?”

“Credo proprio di no”.

“Bene, perché altrimenti faresti meglio a uscire immediatamente dalla foresta”. 

“Fammi capire…”

Con tono molto serio Rampage s’avvicina a me e abbassandosi alla mia altezza sussurra: “Le Norgudd, come ti dicevo, sono come delle streghe. Riescono a trasferire l’anima di un essere dentro quella bambola di pezza grazie a un marchio. Non chiedermi come avviene. Non sono una strega. So soltanto che creano un sorta di legame spiritico/fisico; e ciò che accade alla copia, cioè alla bambolina, si riflette sulla persona in carne e ossa”. 

Mi distacco guardandolo con sospetto. 

“Fidati, l’ho visto con questi stessi occhi coi quali ti sto fissando”. 

Il gigante mi fissa molto seriamente. Ma nonostante la sua stazza, ha un nonsoché di buffo e casalingo. 

“Scusami se sono brusco, ma sono veramente molto stanco”, mi dice sorridendo.

Gli ricambio la graziosa e simpatica espressione. 

“Mi raccomando fa più in fretta che puoi, almeno non rischi di incappare in Morigesh, o peggio ancora. Devi andare in quella direzione. Non puoi sbagliati”. 

“Ok, va bene, grazie! E spero di rivederti Rampage”.

“Sicuramente!”. 

Rampage mi saluta con un gesto di zampa.

Mi volto e comincio a camminare verso l’oscurità della selva.

Mentre cammino sento qualcosa di strano, o meglio non sento qualcosa. Silenzio assoluto. Possibile che in un bosco ci sia silenzio assoluto? Gli uccelli, gli insetti, il fruscio della vegetazione? Inciampo in una radice e finisco a terra prendendo una facciata mostruosa: “Dannazione! Che male!”.

Quando rialzo lo sguardo: “Ma quello sono io! No, è impossibile. Non posso essere io!”

Quella dannata creatura, Morigesh, ha una bambola che mi assomiglia. Cerco di sforzare la vista, ma più la fisso e più mi accorgo che quella bambola è in tutto e per tutto rassomigliante me! Sembra una mia piccola miniatura fedelissima.

Mi guarda con un sorriso diabolico facendo spuntare denti bianchissimi da quel volto oscuro dipinto e in parte celato dall’oscurità della notte; poi stringe la bambola serrando le dita. 

Mi sento schiacciare le ossa dappertutto.

Comincia a pronunciare parole incomprensibili con una terrificante voce profonda, per poi gesticolare davanti alla marionetta invitandola ad avvicinarsi.

Non posso crederci! Sento il mio corpo muoversi da solo verso di lei. Non riesco a fermarmi. Mi sta in qualche modo trascinando a sé.

All’improvviso, un ritmo incalzante è dappertutto. Sono circondato dal suono della sua voce, da un battito tribale di tamburi, e da uno sciabordio d’insetti che mi svolazzano intorno. Saranno centinaia di migliaia, e fanno un casino assordante tale d’annebbiarmi i sensi. Sono in uno stato quasi di trance.

Non riesco a oppormi.

La Norgudd emette un grido simile a quello della civetta. È mostruosamente affascinante e terrificante.

Ormai a pochi passi da lei, riesco appena a vederle il volto dipinto di bianco con un teschio raffigurante. 

Un brivido mi corre rapido lungo la schiena. Per non parlare dei suoi occhi… senza espressione, vitrei, vuoti.

Gli insetti le cominciano a ricoprirle il corpo, e sorridendo alza il capo verso l’alto emettendo una fragorosa risata. Ormai è completamente ricoperta d’insetti, come se formassero un’armatura. Rilascia leggermente la piccola bambola che mi raffigura e mi sento immediatamente libero.

Riesco finalmente a muovere il capo, e in un’istante mi volto e comincio a correre lontano.

La sua risata si fa assordante.

Mi giro verso di lei per capire se la sto seminando e non posso credere a quello che sto vedendo… è lei… ma è… ENORME!

E mi sta per colpire con un pugnale gigante!

SMASH!

Un masso delle dimensioni di una casa s’abbatte contro l’enorme figura di Morigesh che pare dissiparsi nell’aria inconsistente. 

Ora li vedo bene! Centinaia di migliaia, forse miliardi, d’insetti componevano quell’enorme e funesta figura; Lo sciame ancora numeroso punta a folle velocità verso la propria padrona, appoggiandosi per formare quella inquietante bioarmatura. 

Morigesh emette un grido nefasto e con un pugnale in mano punta verso di me.

Comincio a correre all’impazzata ma la Norgudd è velocissima. Ancora qualche istante e mi raggiungerà.

Dalla boscaglia vedo una sorta di seme, almeno così mi sembra, della dimensione di una mano cadere a pochi metri davanti a me.

La Norgudd emette nuovamente un grido di ferale.

Non posso ancora credere a quello che sto per dire, ma da quel seme nasce una gigantesca pianta, alta almeno 5 metri, dalla quale parte una lunghissima liana che ghermisce la Norgudd, bloccatole tutti gli arti, per poi trascinarla rapidamente verso il proprio enorme fusto.

Con un balzo, appare Rampage con a fianco una creatura dall’aspetto fatato che continua a lanciare semi gesticolando intorno a Morigesh, creandole intorno una gabbia fatta di liane, rovi, e radici.

Rampage: ”Corri ragazzo! E non fermarti finché non raggiungi la strada!”.

In una frazione di secondo, mi volto e comincio a correre più veloce che posso. Ho il cuore e la milza che ormai mi esplodono, ma continuo a correre. Non riesco quasi a respirare.

Finalmente ho raggiunto la piccola stradina sulla quale ho parcheggiato. Salgo immediatamente in macchina, metto in moto e sgommo, come non ci fosse un domani, puntando verso casa.

Non mi sono neppure svestito. La voglia di esprimere e raccontare quello che mi è successo era irreprimibile.

Chi era quella creatura con Rampage che mi ha salvato? Forse quella Nimmrudd di cui mi parlava?

Non so ancora se sto vivendo un sogno o se tutto ciò è reale, ma spero che una bella doccia, e una dormita, portino via l’odore ferale che ho ancora addosso di quella oscura creatura. 

La sento ancora… in me.

 



Illustrazioni di: 
Cri§tina Luba§

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