Agora Skidrow: La fame eterna

E’ arrivata nella notte. Pare l’abbia invitata l’arciduca di Monolith. La contessa. Così la chiamano. Nessuno pare sappia nulla sul suo conto, ma nessuno mette in discussione il suo titolo. Come se sapessero ma non abbiano voglia, o forse il coraggio, di parlarne.

L’altra sera ero nel locale vicino al porto “il taglio dell’inflessibile”.

Ormai stremato dalle insulse chiacchiere di una so-tutto-io giovane reporter di Omeda, esco dal locale e uno strano anziano mi ferma appena fuori uscendosene con: “io so ciò che vuoi sapere”.

Non capisco a cosa si riferisce all’inizio, ma poi mi dice: “è già da diverse sere che bazzichi qui per lei”.

Gli pianto una faccia finto confusa, e lui: “tu vuoi sapere chi è la Signora”.

Capisco immediatamente che si sta riferendo a quella misteriosa nobile giunta da poco su Agora.

Annuisco col capo e mi fa: “Chiedimi tutto quello che vuoi sapere… non voglio nulla in cambio”.

“Sai qualcosa della contessa?”.

Il vecchio annuisce con un leggero sorriso nervoso, e attacca: “Pare provenga dalle nebbie di “oltre la foresta”, così venivano chiamate le sue terre. Quelle proprio al centro di quel pianeta nomato Letha. L’odore di morte ancora infesta quelle terre. Riesco ancora a sentire l’odore del sangue. Oh signore, abbi pietà di noi”.

“Cosa sai esattamente. Parla…”.

“Qualche anno fa, ero ingaggiato come unità di supporto su Letha, sai quel pianeta a 3 parsec da Omeda. Ero più un mercenario che altro, ma pagavano bene, e del resto non m’importava. Cazzo, ragazzo, quelle terre sono rimaste molto arretrare. Chi sa se le cose sono cambiate. All’epoca non c’era niente. Solo montagne, valli, castelli e superstizione… quante leggende! Anche se quello che vidi, era più di semplice superstizione”.

Un po’ scocciato gli faccio: ”Che cosa mi stai raccontando…”

“Taci ragazzo e ascolta…

Eravamo in ricognizione per recuperare dei metalli ultraresistenti per la Tryon Industries, l’azienda proprietà del Dr. Maximov. Hai presente quello scienziato pazzo?”.

Annuisco col capo e lui continua:” Che strano quel tipo. Pensa che una volta l’ho visto di persona. Comunque, per tornare a noi, il nostro capitano era Ian Murdok. Stavamo attraversando la regione di Kallia… che posto ragazzo! Un territorio mozzafiato, immerso completamente nel verde e incastrato nelle montagne, ma terribilmente spaventoso di notte”.

Guardo il vecchio di sbieco incuriosito.

“Ancora tremo se ripenso a quelle sere… rigide, immerse completamente nella nebbia”.

Allora gli faccio con fare scazzato: ”Allora arrivi al dunque vecchio?”

“Diamine quanto siete impazienti voi giovani d’oggi…  i locali ci dissero che non potevamo attraversare il territorio vicino “borgo passo” per raggiungere il giacimento, ma dovevamo circondare una catena montuosa enorme che ci avrebbe fatto perdere almeno un mese. Inutile dire che ce ne fregammo e puntammo esattamente attraverso il territorio proibito dal nome “oltre la foresta…” il territorio de… il suo regno”.

Un brivido mi corre lungo la schiena come se un’insinuosa, rapida, e oscura presenza mi passasse rapidamente alle spalle.

L’anziano continua: ”Durante il giorno non avemmo problemi, ma poi giunse la notte… la notte ragazzo…”.

Il vecchio mi si avvicina a una spanna dal viso e riesco a sentire il suo fetido alito: ”E’ la notte che insegue… “.

“Ma chi?”.

“Lei, ragazzo, lei…”.

Gli lancio uno sguardo diffidente.

L’anziano continua: “Quando calò il crepuscolo, silenzio assoluto. Tutto tacette, come se tutti gli animali della foresta fossero svaniti in un istante. Così fu ragazzo… non esisteva cosa vivente a parte noi in quella foresta… e nel giro di pochi istanti anche noi sparimmo, o meglio dovrei direi gli altri. Non so ancora cosa vidi quella sera, ma ancora infesta le mie insonni notti. Una vibrazione eterea, una potente vibrazione eterea, attraversò la nebbia, e una sinuosa figura femminile si librò maligna, ci apparve innanzi, negando col capo… il capitano Murdok alzò il fucile e ci fece mettere in allerta.

Si sentì una voce nel vento… “Andatevene…”. Murdok le intimò di mostrarsi, se non avesse voluto uno scontro. Ragazzo, mi si gela ancora il sangue… una risata. Una risata profondissima ci circondò tutti. Mi sentii piccolo. Indifeso. Quella risata faceva vibrare tutti i nostri corpi. Riuscivo a sentire il corpo del mio compagno accanto attraverso quella vibrazione; e con essa esalò l’odore di morte. Nel giro di pochi secondi cominciarono a sparire i miei compagni nella nebbia, così, strappati repentinamente e inghiottiti nel nulla. Era così lesta quella figura, che non riuscivano neppure a emettere un grido. Cominciammo a correre sparpagliati. Finché non raggiunsi un precipizio montuoso che dava s’un fiume. Sentii una folata rapida al mio fianco, seguito da un odore ferreo acrissimo che mi penetrò i polmoni. Il comandante Murdok riuscì a strapparmi in tempo prima che mi raggiungesse quella creatura demoniaca e mi spinse con sé giù dal dirupo… cristo, ragazzo, che caduta. Saranno stati 50 metri. 


Finimmo nel fiume; e da quel momento non ricordo più nulla. Mi svegliai nella casa di un’anziana contadina che ci aveva recuperati qualche giorno prima sulla riva del fiume”.

L’anziano si ferma un istante per respirare, ha il respiro molto affannato, poi riattacca: ”Cercammo di capire cosa ci fosse accaduto, domandando alla vecchia a chi appartenesse quella terra. La vecchia con fare triste, s’accostò ai nostri letti e ci raccontò una storia incredibile. Una sorta di maledizione incombeva su quelle terre…”

Il vecchio mi si avvicina a un palmo dal naso e con un filo di voce comincia a raccontare: ”Alcune antiche scritture di “al di là della foresta”, territorio incastonato nelle catene montuose del centro Kallia, narrano di una Signora molto potente, proprietaria di numerose terre, che per difendere il proprio popolo, e possedimenti, dal terribile imperatore di Changdi, strinse un patto con un’antica creatura primordiale, l’ombra di Ashur, risiedente nelle terre magiche di Sorvukk dell’estremo sud, per ottenere un potere immenso, un potere maledettamente immenso: l’immortalità e la capacità di estirpare l’anima dal corpo delle proprie vittime. La Contessa riuscì a difendere le proprie terre dalla minaccia straniera, ma pagò con la propria dannazione ciò che aveva ottenuto, un immenso potere nato dalla privazione. La notte del patto con la creatura, che oggi viene per alcuni celebrata come “la notte delle due rose di sangue”, ella dovette dilaniarsi il corpo, fino a morire dissanguata, con due lame, che tutt’ora ancora porta con sé; e che hanno il nome: “AI”, quella sinistra, e “MA” quella destra. 

Hai notato quello strano gioiello che indossa all’altezza del giugulo?”

Annuisco curioso e mi fa:” Sai che cos’è in realtà?”

Nego col capo ripetutamente.

“è l’ultimo brandello della sua anima: l’ultima goccia del suo sangue”.

Non posso credere a quello che mi sta dicendo questo vecchio pazzo, ma il sangue mi si raggela immediatamente.

“La creatura le strappò l’anima e la condannò alla famigerata “fame eterna… ecco cosa accadde”.

Gli faccio in tono ironico per smorzare la tensione: “La fame eterna? Ma di che cazzo stai parlando vecchio?”

“La fame, ragazzo…” s’allontana leggermente e mi guarda dritto negli occhi: ”Cosa ci muove tutti… il bisogno di nutrici. E lei, non si nutre di ciò di cui ci nutriamo noi…”.

“e di cosa si nutre?”.

Il vecchio si guarda intorno preoccupato e con un filo di voce dice: “anime”.

Mi si raggela il sangue, voglio dire, sono una persona razionale, ma in quel momento tutto il mio raziocinio viene misteriosamente dissipato da arcane sconosciute paure.

“Anime figliolo, quella creatura si nutre di anime. Ha bisogno di anime; e l’anima risiede nel sangue ragazzo. Attraverso il sangue scorre l’anima. Dilaniando con le sue due lame, “ai” e “ma”, dissangua le sue vittime strappando loro l’anima; e con esse recupera temporaneamente la sua anima, la sua vitalità. Non hai visto ancora come uccide?”

Nego col capo.

Il vecchio abbozza un sorriso teso e mi fa: “Lo vedrai presto nel torneo… dissangua le sue vittime e si rafforza, come se il tempo e le avversità non le avessero mai neppur sfiorato quel bellissimo e candido volto angelico di demone”.

“Quindi mi stai dicendo che una sorta di vampiro sta partecipando al Paragon?”.

Un sorriso stupido un po’ isterico mi si stampa e il vecchio lo percepisce.

“Ragazzo, questa è la verità”.

“Ma perché dovrebbe partecipare al torneo?”.

“Sangue, ragazzo, sangue e anime… la Contessa anela sempre la preda più forte; e qui, è arrivato il blasfemo l’altra sera. 

“Il blasfemo?”

“Oh, ragazzo. Non mi farai mai dire il suo nome, ma è un collezionista di anime. Ecco perché la Contessa è qui. Vaga di pianeta in pianeta per cacciare, e le sue prede, più sono forti, più le permettono di sopravvivere. Caccia per saziare la sua “FAME ETERNA” e colmare il suo vuoto, per mantenersi in vita.  Il Paragon è un’occasione approvata da tutti per dilaniare e accumulare anime, per poi ritirarsi per millenni nel riposo delle sue terre ormai desolate, e non dover mai più peregrinare come una nomade di pianeta in pianeta…”

Questa forse è solo l’assurda storia di un vecchio ubriaco desideroso d’attenzioni, che poi ho scoperto chiamarsi Harue, ma una cosa è certa, quella donna, non è umana.

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